Dove si colloca questo lavoro
Filosofia della tecnologia, da fuori. Il terreno, l'attrezzo, l'angolo.
Lavoro alla filosofia della tecnologia e dell'intelligenza artificiale da una posizione esterna: nessuna affiliazione, nessuna reputazione accademica da difendere. È un limite e una libertà insieme. Il limite è ovvio. La libertà è che posso seguire un'idea fin dove porta, senza chiedere il permesso a una disciplina.
Il terreno
Filosofia della tecnologia e dell'AI
La filosofia della tecnologia non fa tecnologia: riflette sulla struttura concettuale di ciò che la tecnologia mette in moto. Cosa cambia, di preciso, quando una macchina comincia a riscrivere se stessa? È una domanda sul significato dei fatti, non un fatto in più.
Il caso che mi interessa — l'AI che si auto-modifica — sta all'incrocio tra questa disciplina e la filosofia della biologia. Lì si discute da tempo quando un processo è ancora “evolutivo” e quando smette di esserlo. Quella conversazione esisteva prima dell'AI; l'AI la rende urgente.
L'attrezzo
L'evoluzione come questione di gradi
Uso un modo di pensare l'evoluzione che non chiede “è darwiniano sì o no?”, ma “quanto è darwiniano?”. Un processo può allontanarsi dal caso paradigmatico lungo direzioni precise: quanto è cieca la variazione, quanto è lenta e esterna la selezione, quanto separa l'una dall'altra. È lo strumento giusto per dire non che l'AI “non è evoluzione”, ma che è un'evoluzione che esce dal paradigma lungo una dimensione specifica.
«La domanda utile non è se un processo è darwiniano, ma lungo quale asse smette di esserlo.»
L'angolo
Compressione evolutiva
La dimensione che isolo è il ritardo. Per quattro miliardi di anni variazione e selezione sono state tenute distanti dal tempo e dalla morte: si proponeva una variante, e solo molto dopo la selezione diceva se reggeva. La compressione evolutiva è il collasso di quella distanza fino a farle coincidere in un solo passo.
È un angolo diverso da quello prevalente nel dibattito vicino. Le analisi più note guardano all'individualità (quale nuova unità evolve) e al rischio (cosa farà di noi un sistema che sfugge al controllo). Il mio taglio non è popolazionale né prudenziale: è interno e temporale. Non chiedo chi evolve, né cosa accadrà. Chiedo cosa succede alla struttura del processo quando il ritardo che lo rendeva darwiniano sparisce.
La postura
Non è una nuova teoria dell'evoluzione, e sarebbe disonesto venderla così. È un affinamento esplicativo: una distinzione posata sopra un quadro in gran parte già corretto. Non cerco validazioni che, da indipendente, non arriverebbero comunque; cerco di dire una cosa precisa, con i riferimenti giusti a portata, per chi ha la curiosità di seguirla. Giro intorno all'ostacolo invece di sfondarlo. È il modo in cui penso meglio.
Chi scrive
Massimiliano Fazzini — Estrinseco.
Scrivo di AI, robotica e del futuro del lavoro da una posizione esterna all'accademia.
Imprenditore, non ricercatore: la mancanza di una formazione filosofica è esattamente
ciò che mi ha permesso di arrivare qui partendo da un'altra parte.
C'è un'ironia che tengo in vista: la compressione evolutiva sostiene che la novità non è la velocità, ma il collasso del ritardo tra il provare un'idea e il capire se regge. Questo lavoro, fatto pensando insieme a sistemi di AI, è nato proprio così — riducendo quel ritardo. È, in piccolo, un esempio di ciò che descrive.